Riccardo, il non credente

Studente universitario, giocatore di rugby, carattere solare e bellissima storia d’amore con Chiara. E’ un ragazzo buono, disponibile ad aiutare gli altri, gioviale e trascinatore della compagnia: sempre presente quando c’è qualche festa. Non manca nulla a questo giovane, se non un po’ di fede. Parliamo di tutto quando ci incontriamo, ma non di Dio. “Lasciamo stare”, dice ogni volta che provo ad accennare il discorso. Siamo amici da anni, e non mi ha mai motivato il perché della sua chiusura alla fede. Tempo fa, quando lo invitai a cercare Dio, a leggere il Vangelo per comprendere l’insegnamento di Gesù, mi disse: “Cosa ne sai tu di Dio? Parli di lui come lo avessi incontrato! Ma quando mai lo hai visto? Pensi che il tuo Dio profumi di incenso o sia rivestito di oro? Pensi che sia il Dio dei divieti e dei peccati?” Non capii la sua reazione e lasciai cadere il discorso.
Ne ho parlato con qualche amico comune e ne ho ricavato solo scarse informazioni. Sembra che abbia avuto varie sofferenze da ragazzino. Problemi in famiglia, alcolismo del padre, esaurimento nervoso della madre… Ma non ha mai fatto parola con alcuno di tutto questo. Poi la difficoltà economica per anni si è fatta sentire: negli anni della scuola lo ha costretto ad uno stile di vita di immenso travaglio, per non umiliarsi ad elemosinare aiuti. E non ha mai perso la sua dignità ed allegria.
Ora lavora, pratica sport e vive una relazione serena con la sua ragazza. Dio resta l’escluso da questa vita. Per Dio non c’è spazio… Neanche parlarne! Ovviamente, essendo amici, la questione mi preoccupa un po’ e penso a come riuscire ad affrontare il discorso.
Un giorno suona il cellulare e Riccardo mi chiede un aiuto.
“Don scusa se ti disturbo. Potresti venire qui dove sono io ora? Sono da una famiglia di amici e chiedono un prete. Porta anche l’olio… Beh sai tu quale olio”. Mi faccio spiegare in che paese abiti questa famiglia e in breve tempo raggiungo la destinazione. Riccardo è lì con loro. Una scena incredibile: una casa poverissima, una miseria incalcolabile. La nonna anziana è a letto, morente. La figlia, attorniata da quattro pargoli, abbigliata nella foggia di ben nota ed antica professione, alla mia vista cerca di coprirsi alla meglio. Un bimbo mi avvicina saltellante: “Sei tu l’amico di Riccardo? Sei tu che aiuti la nonna ad andare da Gesù?” “Preghiamo insieme – dico – che Gesù aiuti la nonna e tutti voi!” Riccardo mi guarda con volto sereno. Leggo sul suo viso l’invito chiaro a non far domande inopportune, benché nella mia mente si affollino miriadi di congetture. Preghiamo insieme, conferisco il sacramento dell’unzione e affido al Signore quell’anima prossima al transito.
“Conosci bene Riccardo?” Chiede un marmocchio del gruppo. “Si, siamo amici da tempo!” “Sai che è il mio allenatore? E’ bravo, sai! Due volte alla settimana viene da noi. Gioca con noi mentre la mamma è impegnata. Ci aiuta a studiare e ci porta sempre libri, giochi nuovi ed anche qualche dolcetto. Poi ridendo e scherzando si mette a pulire la casa, a riordinare le cose, a far compagnia alla nonna”. Cerco con lo sguardo Riccardo, ma lui è già sparito.
Rientro a casa, pensieroso. Ho nella mente quell’amico non credente, che rifiuta di parlare di Dio, quel il giovane brillante, con una storia di sofferenza alle spalle. E ripenso a quella carità, vissuta di nascosto, quasi con il timore di essere notato. “Ero affamato, tu mi hai dato da mangiare… Ero ammalato, tu mi hai visitato” disse Gesù un giorno. Nella mia mente riaffiora la sua domanda: “Cosa ne sai tu di Dio?”