70° anniversario della consacrazione della chiesa parrocchiale

Chiesa dei Ss. Pietro e Paolo: quasi un secolo di storia

In occasione della sagra di san Luigi 2017, abbiamo pensato di offrire qualche notizia riguardante la Chiesa Parrocchiale di Marano, di cui, nel mese di settembre, ricorreranno i 70 anni dalla
consacrazione.
È una Chiesa molto particolare, a pianta centrale, con grande cupola e maestoso campanile. È affrescata da un ciclo pittorico, realizzato dal pittore veronese Aldo Tavella, ricco di spunti di
riflessione e di catechesi.
Quest’anno vorremo, nei giorni della sagra, valorizzare il nostro tempio, offrendo a tutti la possibilità di conoscere e comprendere l’insegnamento contenuto nelle pitture.
In secondo luogo desideriamo rendere accessibile la torre campanaria, al fine di consentire a tutti di constatare la notevole fattura e di ammirare il panorama offerto dalla loggia delle campane.
La sagra 2017 sarà l’ultima che vivrò come parroco di queste comunità: sarà occasione per rendere lode a Dio del cammino percorso insieme e per chiedere la sua benedizione su queste parrocchie e sul nuovo pastore che arriverà.

Don Andrea Ronconi

13 settembre 1947 – 13 settembre 2017
70° anniversario della consacrazione della chiesa parrocchiale

Dopo un grande ed oneroso intervento, durato parecchi mesi, che ha visto coinvolti molti esperti e due ditte esecutrici dei lavori, la chiesa parrocchiale di Marano viene restituita ai fedeli nella sua maestosa staticità, anche se i segni di recenti terremoti, ma soprattutto della paleofrana su cui fu costruita, sono ancora ben evidenti al suo interno, ma non sono più fonte di preoccupazione!
“La consacrazione fu fatta da Mons. Vesc. Gerolamo Cardinale il 13 settembre, assistito da Mons. Albrigi e Mons. Falzoni e da più di 30 tra sacerdoti e chierici ed alla presenza di quasi tutta la popolazione, commossa ed entusiasta.”
Così recita il liber chronicon della Parrocchia di Marano per l’anno 1947.
Dopo le travagliate vicende della costruzione, tra gli anni 1921 e 1924, e dopo essere rimasta “al grezzo” per un lungo periodo, finalmente negli anni del secondo conflitto mondiale la chiesa venne
completata e decorata.
Nel ‘40 fu trasportato l’altare della Madonna, nel ‘42 quello di san Giuseppe, nel ‘43 si fece il soffitto di tutta la parte bassa della chiesa e nel ‘44 si completò il rivestimento interno della cupola fino al tamburo. Quindi iniziò la fase decorativa, affidata al pittore Aldo Tavella ed al decoratore Ettore Cavazza: nel 1944 fu dipinta e decorata la cupola, nel ‘45 l’altare maggiore e i due laterali, per
concludere nel ‘47 con la natività sopra l’ingresso.
L’opera che Aldo Tavella ha lasciato nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo è una vera e propria catechesi pittorica: sopra l’ingresso “La Natività” e nella mezzaluna di fondo, dietro il presbiterio, “La Crocifissione”: sul teschio di Adamo, sulla cui tomba secondo la tradizione fu posta la croce di Cristo nuovo Adamo, si erge il corpo del crocifisso ai cui lati stanno la madre sorretta da Maria di
Cleofa e Giovanni, mentre ai piedi della croce Maria Maddalena grida il suo dolore.
Sopra i due altari laterali, sempre nelle mezzelune, le due figure più vicine a Gesù, rispettivamente sua madre Maria nell’annunciazione, con la scritta AVE MARIA GRATIA PLENA, e dall’altro lato
san Giuseppe nel momento della sua morte con la scritta PATRONE MORENTIUM ORA PRO NOBIS.
Alla base della cupola, quasi come colonne portanti della Chiesa, vi sono le figure ieratiche dei quattro evangelisti: Matteo con l’uomo alato (pare un angelo); Marco con il leone; Luca con il bue
e Giovanni con l’aquila, simboli questi già presenti nella visione del trono divino nell’Apocalisse, che poi la tradizione ha voluto abbinare ai quattro evangelisti.
Nei quattro cassettoni che sovrastano il vaso dell’edificio troviamo i novissimi, cioè le verità “ultime” (morte, giudizio, inferno e paradiso), ciascuna delle quali con una massima che al lettore moderno potrebbe incutere un certo timore.
Cosi sotto la tomba che simboleggia lamorte leggiamo NON SAPETE IL GIORNO NÉ L’ORA; nella scena del giudizio sta l’ammonimento GIUDIZIO SENZA MISERICORDIA A CHI NON L’AVRÁ USATA; sotto le fiamme dell’inferno è scritto LÀ NON C’È PIÙ REDENZIONE e infine sotto il paradiso IL PREMIO MAGGIORE È NEI CIELI.
Nelle quattro volte che precedono gli altari e l’ingresso sono raffigurate le quattro virtù cardinali
(prudenza, giustizia, fortezza e temperanza), accompagnate da massime della bibbia, tra le quali quella della temperanza, nelle nostre terre di vino d’eccellenza, fa ancora sorridere: siate sobrii e vigilanti! Per le altre tre virtù leggiamo: beato chi soffre per la giustizia, siate prudenti come i serpenti e resistete forti nella fede.
Ma l’invenzione straordinaria, ideata dall’allora parroco don Galvani e dall’architetto che aveva progettato la chiesa don Giuseppe Trecca, sta forse nell’impianto pittorico della cupola: tra vari tipi di piante della Bibbia, sulle quali campeggiano passi delle sacre scritture, sono raccolte tutte le contrade che componevano all’epoca la parrocchia di Marano, simboleggiate dal santo loro patrono.
Così sulla quercia appare la scritta: “Sterminerai il nemico forte come quercia”; sul cipresso: “Come
cipresso sui monti di Sion”; sulla vite: “Gesú è la vite noi i tralci”; sul melo: “Come il melo tra gli alberi cosi Gesù tra gli uomini”; sul pero: “Quando udrai rumore sulle cime dei peri comincerai
la battaglia” (l’anno è il 1944, gli echi della guerra si sentono anche in queste espressioni); sull’olivo leggiamo: “Venne la colomba portando un ramo d’olivo”; sulla palma: “Presi rami di palma gridavano osanna”; infine sul cedro: “Il giusto crescerà come cedro del Libano”. Tra queste piante stanno le figure di Gesù buon Pastore che chiama i piccoli a sé, di san Zeno patrono della Diocesi, della Vergine della Valverde, di San Giorgio che uccide il drago (la sua chiesetta è a Purano), di San Rocco pellegrino (oggi la contrada di San Rocco è parrocchia indipendente), di Sant’Eustachio al quale appare il crocefisso tra le corna di un cervo (la sua chiesetta è a Prognol), di San Carlo Borromeo inginocchiato (la sua cappella è a Canzago) e di San Vincenzo Ferreri con il libro aperto e una fiammella sul capo (a lui è dedicato un capitello appena sopra il paese di San Rocco).
Con questo impianto pittorico si voleva significare la comunione che unisce tutte le contrade nella fede! Se ci spostiamo nel vecchio presbiterio, oggi cappella del SS.mo Sacramento, in alto vediamo l’Agnello Pasquale, simbolo del sacrificio di Cristo.
Una nota meritano le vetrate: nel primo anello sono riportate le stazioni della via crucis e nell’anello più alto, realizzato già nel 1924, sono raffigurate alcune opere di misericordia: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli ammalati, consolare gli afflitti, perdonare le offese, pregare Dio per i vivi e per i morti.
Come recitava nel 1947 il giornale L’Arena: “Con la cerimonia per la Consacrazione, abbiamo avuto l’occasione di visitare la Chiesa di Marano di Valpolicella e potemmo ammirare l’armonia e la chiarezza della decorazione che il pittore concittadino Aldo Tavella vi ha illustrato. Il prof. don Trecca ha disegnato un tempio veramente superbo…”