{"id":3795,"date":"2024-12-17T15:01:12","date_gmt":"2024-12-17T15:01:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/?page_id=3795"},"modified":"2024-12-17T15:25:29","modified_gmt":"2024-12-17T15:25:29","slug":"larchitettura-e-gli-affreschi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/?page_id=3795","title":{"rendered":"L\u2019architettura e gli affreschi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>3.1 La pianta a croce greca<\/strong><br \/>La chiesa di Marano ha una forma piuttosto in solita rispetto a tutte le altre chiese, forma che si \u00e8 sempre chiamata \u201ca croce greca\u201d: fatta eccezione per le profondit\u00e0 degli altari, la base dell\u2019edificio \u00e8 a croce greca. L\u2019altare della Madonna \u00e8 stato accorciato rispetto al progetto originario per lasciare alle sue spalle lo spazio per l\u2019accesso a quello che sarebbe dovuto essere l\u2019oratorio, mentre l\u2019altare, che inizialmente era il maggiore e che oggi (a seguito dell\u2019adeguamento liturgico) risulta essere quello del Santissimo Sacramento, \u00e8 stato invece tenuto pi\u00f9 profondo per dare spazio alle esigenze liturgiche preconciliari e al coro, attualmente collocato nel cuore dell\u2019edificio. Anche la destinazione degli altari sub\u00ec una modifica: nel braccio sud, che doveva esse re destinato ai caduti in guerra, venne collocato l\u2019altare di San Giuseppe.<br \/>Tuttavia, se da un lato ha sempre colpito la base a croce greca, \u00e8 spesso sfuggito il senso profondo della struttura basata su otto colonne, sopra le quali si erge una cupola con otto spicchi, una cupola che non \u00e8 completamente chiusa alla sua sommit\u00e0, ma che \u00e8 aperta e coronata da un lanternino. Questo ripetersi del numero otto \u00e8 un chiaro rimando all\u2019octava dies, cio\u00e8 al giorno senza tramonto che dovr\u00e0 seguire i sette della creazione, il giorno che attende tutti noi oltre la morte: un messaggio di grandissima fede nel giorno eterno che scavalca questa vita, l\u2019ottavo giorno, l\u2019eternit\u00e0. <br \/>La cupola con il lanternino: al centro una colomba in ferro battuto, realizzata dal fabbro Lonardi Giacomo.<br \/>Ecco perch\u00e9 la cupola non \u00e8 chiusa, sigillata, ma ha una apertura verso il cielo, ovviamente sormontata da un cupolino protettivo. Il tempio che don Trecca ha disegnato significa proprio che la nostra vita sulla terra \u00e8 aperta verso il cielo, verso l\u2019ottavo giorno, verso l\u2019eternit\u00e0.<br \/>La stessa suddivisione, gi\u00e0 citata pi\u00f9 volte, tra la chiesa militante, una vecchia definizione del popolo di Dio in cammino nel mondo, e la chiesa trionfante, ossia coloro che vivono gi\u00e0 nella gloria del cielo, \u00e8 molto chiara: il popolo di Dio si raccoglie nell\u2019interno dell\u2019edificio ancorato alla terra, mentre sopra di esso, proiettati verso il cielo, ci sono gli evangelisti e i santi, con Cristo e la Vergine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957.jpg\" data-lbwps-width=\"1600\" data-lbwps-height=\"1067\" data-lbwps-srcsmall=\"https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957-750x500.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-3805\" src=\"https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957.jpg\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1067\" srcset=\"https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957.jpg 1600w, https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957-1536x1024.jpg 1536w, https:\/\/www.maranovalgatarasanrocco.it\/a\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/100anniMarano-2957-750x500.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong> 3.2 Gli affreschi di Aldo Tavella<\/strong><br \/>L\u2019opera che Aldo Tavella ha lasciato nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo \u00e8 una vera e propria catechesi pittorica: sopra l\u2019ingresso La Nativit\u00e0 e nella mezzaluna di fondo, dietro il presbiterio, La Crocifissione, quasi a tracciare in un\u2019unica linea <br \/>immaginaria l\u2019intera vita di Cristo.<br \/>La Nativit\u00e0 \u00e8 una scena intima, ambientata in quello che potrebbe essere uno dei casolari abbandonati che si incontrano nelle campagne maranesi.<br \/>Un giovane san Giuseppe, che pare quasi un Ges\u00f9 adulto, poggia sul suo bastone, mentre la Vergine \u00e8 nella tipica posa dell\u2019offerta: sta offrendo al mondo il Salvatore, dal quale promana una luce che invade tutta la scena. Un vecchio pastore, accompagnato da due giovanetti, \u00e8 in adorazione; sullo sfondo un paesaggio medio orientale con altri pastori che accorrono verso la grande luce. <br \/>La Crocifissione del Cristo ha luogo sopra il teschio di Adamo, sulla cui tomba, secondo la tradizione, fu posta la croce di Cristo \u201cnuovo Adamo\u201d. Sulla croce si erge il corpo del crocifisso ai cui lati stanno la madre, sorretta da Maria di Cleofa, e Giovanni, mentre ai piedi della croce Maria Maddalena grida il suo dolore. Il cielo \u00e8 sconvolto da nubi, seguendo il passo evangelico: \u201cVenuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio\u201d. Sullo sfondo la citt\u00e0 di Gerusalemme.<br \/>Sulla volta, antistante la Crocefissione, una cetra a simboleggiare quello che in origine era il luogo destinato al coro e alla musica.<br \/>Sopra i due altari laterali, sempre nelle mezzelune, le due figure pi\u00f9 vicine a Ges\u00f9, rispettivamente sua madre Maria nell\u2019Annunciazione, con la scritta AVE GRATIA PLENA DOMINUS TECUM (Ave piena di grazia il Signore \u00e8 con te), e dall\u2019altro lato Giuseppe nel Transito di San Giuseppecon la scritta PATRONE MORENTIUM ORA PRO NOBIS (Patrono dei morenti prega pernoi). <br \/>Nell\u2019Annunciazione, unico affresco contenente la datazione (MCMXLV &#8211; 1945), l\u2019angelo giunge da un portico, che molto ricorda i portici di Sottoriva in Verona, e porge alla Vergine un giglio, simbolo di purezza, che sembra aver appena colto tra quelli che sono nel giardino. Maria \u00e8 intenta allo studio delle Sacre Scritture su di un tipico leggio corale.<br \/>Sullo sfondo, un paesaggio verde e collinare che richiama uno dei panorami pi\u00f9 tipici della parte alta di Marano: il degradare del Baldo verso il lago di Garda.<br \/>Nel Transito di san Giuseppe, scena che sembra collocarsi in un\u2019abitazione medio orientale, separata dall\u2019esterno solo attraverso una tenda, Tavella cambia gli stilemi dell\u2019iconografia tradizionale, che vedono Ges\u00f9 sorreggere la mano del padre putativo morente, mentre Maria assiste orante. Tavella pone la Vergine a sorreggere la mano di Giuseppe e Ges\u00f9, benedicente, ai piedi del letto, mentre Giuseppe porta la mano sinistra sul petto quale gesto di fede di fronte al suo Salvatore.<br \/>Alla base della cupola, quasi come colonne portanti della Chiesa, vi sono le figure ieratiche dei quattro evangelisti: Matteo con l\u2019uomo alato (un angelo); Marco con il leone; Luca con il bue e Giovanni con l\u2019aquila, simboli questi gi\u00e0 presenti nella visione del trono divino nell\u2019Apocalisse, che poi la tradizione ha voluto abbinare ai quattro evangelisti.<br \/>Nei quattro cassettoni che sovrastano l\u2019interno dell\u2019edificio troviamo i Novissimi, cio\u00e8 le verit\u00e0 \u201cultime\u201d (morte, giudizio, inferno e paradiso), ciascuna delle quali con una massima che al lettore moderno potrebbe incutere un certo timore. <br \/>A simboleggiare la morte vi \u00e8 un cimitero conle sue tombe, i resti di uno scheletro e l\u2019elemento pi\u00f9 caratterizzante dei cimiteri stessi, il cipresso. Sotto la tomba che simboleggia la morte leggiamo NON SAPETE IL GIORNO N\u00c9 L\u2019ORA.<br \/>L\u2019immagine \u00e8 contornata da una delle otto piante della bibbia presenti anche nella cupola.<br \/>Nella scena del giudizio Tavella prende come spunto il passo evangelico \u201cVenite, benedetti del <br \/>Padre mio, ricevete in eredit\u00e0 il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo\u2026 Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli\u2026\u201d. <br \/>Alla destra del Risorto in trono vi \u00e8 una coppia accolta in paradiso, dipinta con colori sgargianti, su di un suolo fertile e verdeggiante; alla sinistra di Cristo una seconda coppia cacciata verso l\u2019inferno, dipinta con colori spenti, che calpesta un suolo arido, con la figura femminile che si copre il volto come atto di vergogna per la condanna ricevuta.<br \/>Ai piedi del dipinto sta l\u2019ammonimento GIUDIZIO SENZA MISERICORDIA A CHI NON L\u2019AVR\u00c0 USATA.<br \/>La raffigurazione dell\u2019Inferno segue gli stilemi classici: il demonio, angelo ribelle, si accanisce tra le fiamme sui condannati e la sua forca anzich\u00e9 essere un tridente \u00e8 quasi una forca da fieno, presa dalla tradizione contadina. Sottole fiamme leggiamo il motto L\u00c0 NON C\u2019\u00c8 PI\u00d9 REDENZIONE.<br \/>Nella scena raffigurante il Paradiso vi \u00e8 un chiaro rimando alla tradizione dantesca e ai cerchi celesti che conducono a Dio, nei quali gli angeli cantano le sue lodi. Anche questo affresco, come i precedenti, \u00e8 racchiuso entro una delle otto piante della bibbia che ritroviamo nella cupola.<br \/>Sotto il paradiso leggiamo IL PREMIO MAGGIORE \u00c8 NEI CIELI.<br \/>La catechesi pittorica continua anche attraverso piccoli simboli disseminati entro la decorazione della chiesa.<br \/>Tra essi, proprio sopra il tabernacolo, al centro della volta, sta un triangolo equilatero che con tiene un occhio: il triangolo equilatero simboleggia l\u2019uguaglianza delle tre Persone della Trinit\u00e0 mentre l\u2019occhio di Dio scruta il cuore dell\u2019uomo per soccorrerlo nei suoi bisogni. Spesso questo simbolo viene detto \u201cl\u2019occhio della Provvidenza sull\u2019uomo\u201d. <br \/>Tuttavia la sua collocazione proprio sopra il tabernacolo fa pensare anche ad un ulteriore atto di fede: nell\u2019Eucarestia c\u2019\u00e8 tutta la Trinit\u00e0. Una nota merita l\u2019occhio, che pare essere pi\u00f9 femminile, che maschile: vi possiamo leggere un riferimento alla maternit\u00e0 di Dio; citando papa Luciani: \u201cDio \u00e8 pap\u00e0; pi\u00f9 ancora \u00e8 madre\u201d.<br \/>Nelle quattro volte che precedono i tre altari e l\u2019ingresso sono raffigurate le quattro virt\u00f9 cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, accompagnate da massime della bibbia, tra le quali quella della temperanza, nelle nostre terre di vino d\u2019eccellenza, fa ancora sorridere. <br \/>Per queste virt\u00f9 leggiamo: SIATE PRUDENTI COME I SERPENTI, BEATO CHI SOFFRE PER LA GIUSTIZIA, RESISTETE FORTI NELLA FEDE e SIATE SOBRII E VIGILANTI.<br \/>Per la prudenza Tavella sceglie l\u2019immagine tradizionale del serpente che avviluppandosi evita la freccia; per la giustizia i simboli sono pure classici, la spada e la bilancia, emblemi della forza e dell\u2019imparzialit\u00e0 della giustizia.<br \/>Nella rappresentazione classica della fortezza troviamo spesso una donna che tiene a bada un leone, ma qui Tavella sembra prendere il leone stesso a simbolo della fortezza, mentre esce fiero dalle porte di una citt\u00e0.<br \/>La temperanza, ossia la capacit\u00e0 di mantenersi entro i giusti limiti, \u00e8 rappresentata da una brocca che versa vino, come da tradizione pittorica classica. <br \/>Tutte le virt\u00f9, come i Novissimi, sono contornate da una delle otto piante della bibbia scelte anche per la cupola.<br \/>Ma l\u2019invenzione pi\u00f9 straordinaria, ideata dall\u2019allora parroco don Galvani e dall\u2019architetto don Giuseppe Trecca, sta forse nell\u2019impianto pittorico della cupola: tra otto piante della Bibbia, sulle quali appaiono, entro dei cartigli, passi delle sacre scritture, sono raccolte tutte le contrade che componevano all\u2019epoca la parrocchia di Marano, simboleggiate dal loro santo patrono.<br \/>Sulla quercia campeggia la scritta STERMINERAI IL NEMICO FORTE COME QUERCIA, sul cipresso COME CIPRESSO SUI MONTI DI SION, sulla vite GES\u00da \u00c8 LA VITE NOI I TRALCI, sul melo COME IL MELO TRA GLI ALBERI COSI GES\u00d9 TRA GLIUOMINI, sul pero QUANDO UDRAI RUMORE SULLE CIME DEI PERI COMINCERAI LA BATTAGLIA (l\u2019anno \u00e8 il 1944, gli echi della guerra si odono anche in queste espressioni); sull\u2019olivo leggiamo VENNE LA COLOMBA PORTANDO UN RAMO D\u2019OLIVO, sulla palma PRESI RAMI DI PALMA GRIDAVANOOSANNA e infine sul cedro IL GIUSTO CRESCER\u00c0 COME CEDRO DEL LIBANO.<br \/>Tutte le piante della Bibbia sono rappresenta te con foglie e frutti, ma una di esse contiene un dettaglio significativo, chiaro rimando al periodo storico e alla situazione vissuta dal pittore stesso negli anni della decorazione della chiesa. Sull\u2019ulivo \u00e8 raffigurata una colomba che tiene nel becco un ramoscello della stessa pianta: questa immagine sembra proprio essere una muta, ma quanto mai eloquente, domanda di pace.<br \/>Tra queste piante stanno le figure di Ges\u00f9 buon Pastore che chiama i piccoli a s\u00e9, di san Zeno patrono della Diocesi, della Vergine della Valverde, di San Giorgio che uccide il drago (la sua chiesetta \u00e8 a Purano), di San Rocco pellegrino (oggi la contrada di San Rocco \u00e8 parrocchia in dipendente), di Sant\u2019Eustachio, al quale appare il crocefisso tra le corna di un cervo (la sua chiesetta \u00e8 a Prognol), di San Carlo Borromeo inginocchiato (la sua cappella \u00e8 a Canzago) e di San Vincenzo Ferreri con il libro aperto e una fiammella <br \/>sul capo (a lui \u00e8 dedicato un capitello appena sopra il paese di San Rocco, a monte Per). Con questo impianto pittorico si voleva significare la comunione che unisce tutte le contrade nell\u2019unica fede e nell\u2019unica comunit\u00e0.<br \/>Degne di attenzione sono le figure dei singoli santi, per le quali Tavella si \u00e8 ispirato agli stilemi classici dell\u2019iconografia di ciascuno di essi.<br \/>Cos\u00ec san Zeno (n. 300c. \u2013 m. 371), vescovo moro, \u00e8 raffigurato in vesti episcopali, dalmatica, casula, mitria e pastorale, al quale \u00e8 appeso un pesce, antico simbolo di Cristo.<br \/>La scena di san Giorgio (n. 275 \u2013 m. 303), che uccide il drago in sella ad un cavallo quasi imbizzarrito, ha grande forza e movimento, sottolineato dallo svolazzare del colorato mantello del santo.<br \/>San Rocco (n. 1345\/50 \u2013 m. 1376\/79) reca i simboli del pellegrino: cappello, bastone, bisaccia, mantello e conchiglia; ha sulla sua gamba il segno del contagio della peste e ai suoi piedi un cane gli porta un boccone di pane sottratto alla mensa dei ricchi.<br \/>Eustachio (m. 118\/120) \u00e8 anch\u2019esso raffigurato in movimento, come si vede dal mantello: il cavallo \u00e8 spaventato per l\u2019apparire del crocefisso tra le corna del cervo che lui stava inseguendo per la caccia, crocefisso che lo invita alla conversione al cristianesimo. San Carlo Borromeo (n. 1538 \u2013 m. 1584), raffigurato senza barba, come nelle rappresentazioni pi\u00f9 antiche, \u00e8 inginocchiato in preghiera davanti ai testi sacri e al crocefisso. <br \/>Infine Vincenzo Ferreri o Ferrer (n. 1350 \u2013 m. 1419) \u00e8 anch\u2019esso rappresentato in modo tradizionale con l\u2019abito domenicano, la mano destra alzata nell\u2019atto di predicare la parola di Dio, che tiene salda nella sinistra, ispirato dallo Spirito Santo, simboleggiato dalla fiammella che gli arde sul capo.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>3.1 La pianta a croce grecaLa chiesa di Marano ha una forma piuttosto in solita rispetto a tutte le altre chiese, forma che si \u00e8 sempre chiamata \u201ca croce greca\u201d: fatta eccezione per le profondit\u00e0 degli altari, la base dell\u2019edificio \u00e8 a croce greca. 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