ANNO DELLA MISERICORDIA – Natale 2015

Ogni anno, in occasione del Natale, mi soffermo a riflettere su qualcuno dei personaggi del presepe. Ho iniziato con Giuseppe, colui che si prese cura di Maria e del nascente Figlio di Dio. Poi ho accostato uno dei Magi; quindi l’albergatore di Betlemme, un soldato della strage degli innocenti, un semplice pastorello, l’angelo, e Giovanni Battista. Infine sono arrivato alla Madre. Lei ha avuto molto da dire a me, come ad ogni credente, e non ha mai terminato di indicare la strada che porta a Gesù.
Ora, mi sono chiesto, chi rimane? Tralasciando per il momento asino e bue, di consolidata presenza iconografica, ma di scarsa attestazione evangelica, sono riandato con la memoria agli anni della mia infanzia, quando nei giorni precedenti il Natale mi dedicavo alla realizzazione del presepe domestico. Capitava sempre che qualche pastorello dovesse rimanere nel contenitore. In particolare c’erano alcune statuine di gesso, che, per ovvi motivi, non potevano essere esposte nella incantevole suggestione della natività. Erano di elegante fattura, eppure segnate da qualche lesione irrimediabile. A una mancava un piede, a una un braccio, ed un’altra era sgualcita in vari punti. Non sapendo come ripararle e rimetterle a nuovo, le lasciavo abitualmente da parte. Oggi vorrei riprendere proprio quelle statuine, per farle diventare i protagonisti di questo Natale del Giubileo della Misericordia.
Chi più di loro può parlarci di fragilità umana e di misericordia divina? Chi di loro può meglio testimoniarci che, nel cuore di Dio c’è spazio per tutti? Gesù, il figlio di Dio che nasce a Betlemme, ha scelto gli ultimi, i miseri, i più fragili, per manifestare la grandezza del suo amore. Ha scelto coloro che sono limitati fisicamente, quelli che sono in povertà, quanti sono moralmente in difficoltà, per attuare il suo progetto d’amore. Egli è il “medico celeste”, come ci ricordava San Cromazio di Aquileia. E’ venuto nel mondo per salvare l’uomo malato di egoismo e di non amore. E’ venuto per sanare le ferite del peccato e di ogni forma di male e per riportare l’uomo alla grazia della vita divina.
Sulla strada di Betlemme, allora, questi personaggi fragili, limitati, imperfetti, ci raccontano la grandezza dell’amore di Dio, della sua misericordia. Ci aiutano anzitutto a fare pace con le nostre imperfezioni, ci insegnano ad essere misericordiosi con noi stessi, ci suggeriscono che Gesù non cerca i perfetti, ma i poveri peccatori, per donare loro amore e perdono. La nostra fragilità e la nostra debolezza possono diventare il luogo della manifestazione della grandezza di Dio, che tutti accoglie e perdona! Le loro storie ci aiutano ad aprire gli occhi.
C’è anzitutto una fragilità creaturale. Ognuno di noi è segnato da qualche limite: fisico, mentale, psicologico, relazionale… Nessuno è perfetto. Siamo invitati ad accettarci come persone segnate da qualche difetto: l’impegno di migliorare non deve mai dimenticare l’accettazione di sé. Siamo chiamati quindi ad accogliere ed accettare gli altri, come sono, ponendo particolare attenzione a coloro che maggiormente portano in sé le tracce della fragilità: ammalati, diversamente abili, persone variamente segnate dal limite… Essere misericordiosi significa farsi carico, prendere su di sé il peso dell’imperfezione altrui.
C’è in secondo luogo una fragilità sociale, culturale ed economica. Talvolta ci sentiamo esclusi, emarginati dal gruppo o dalla società, inadatti al luogo dove ci troviamo a vivere. Altre volte incappiamo in vere e proprie situazioni di esclusione, determinate da vari fattori, non ultimo quello economico. La povertà, la mancanza di lavoro, possono essere motivo di emarginazione. Oppure siamo noi ad escludere altri, a tagliarli fuori dal nostro mondo, ad allontanarli dal nostro giro di relazioni, li consideriamo inferiori a noi, ed addirittura arriviamo a negare il saluto. Ci sono tanti fratelli e sorelle “fragili” perché esclusi. Sulla strada di Betlemme siamo chiamati a camminare tutti insieme; siamo invitati a vivere la misericordia dell’accoglienza. Come potremo presentarci, davanti al Bambinello, se abbiamo lasciato indietro volutamente o abbiamo escluso un fratello?
C’è una fragilità morale. La nostra condotta, il nostro stile di vita, le nostre scelte o semplicemente la nostra debolezza, ci hanno allontanato dalla strada del Vangelo. Abbiamo fatto esperienza del male, ci siamo riconosciuti fragili e peccatori. A volte disperiamo di poter essere perdonati, oppure non abbiamo il coraggio di alzare lo sguardo verso Dio e di invocare la sua misericordia. Altre volte ci permettiamo di giudicare un fratello, puntiamo il dito, lo consideriamo maggiormente peccatore di noi. Il cammino della misericordia ci parla di un Dio che accoglie tutti, di un padre che va incontro al figlio peccatore, di un pastore che va in cerca della pecora smarrita e fa festa al suo ritrovamento! Andiamo insieme a Betlemme… andiamo per ottenere perdono, riconoscendo che nel cuore di Dio ogni limite umano è superato. Andiamoci come fratelli, che sanno riconciliarsi.
C’è una fragilità spirituale. In molti di noi ci sono dubbi, incertezze. Per molti la fede è assai incerta, vacillante. Siamo fragili, perché di fronte alle domande esistenziali della vita, vediamo sbriciolarsi tutte le nostre certezze. Credere in Dio, in questo Dio, di fronte ai problemi del mondo d’oggi, è impresa assai ardua! Molti fratelli hanno abbandonato la fede. Per scelta libera, a causa di qualche sventura, a motivo dell’indifferenza o della cattiva testimonianza di altri cristiani. Quanti “pastorelli fragili” ci sono oggi nei nostri paesi? Quanti di loro vorrebbero arrivare a Betlemme, ad incontrare il figlio di Dio, ma non ne sono capaci, si sentono feriti dalle vicende della vita e non sanno più pregare, oppure si sentono esclusi dalla società? Quanti di loro non sanno neppure chi sia questo figlio di Dio che nasce: hanno bisogno del nostro annuncio e della nostra testimonianza, della nostra comprensione e del nostro sostegno.
In questo Natale riconosciamoci un po’ tutti in questi “pastorelli fragili”. Arriveremo insieme a Betlemme, se sapremo sostenerci a vicenda, se sapremo portare i pesi gli uni degli altri, se impareremo la lezione di quel Bambino, che non è venuto tra noi per i sani e per i giusti, ma per i malati e per i peccatori.
Buon Natale e buon cammino Giubilare a tutti!
d. Andrea Ronconi, parroco

Storie di “Pastorelli Fragili”

Di seguito propongo alcuni cammini di misericordia, che possono aiutare tutti a riflettere. Saranno costoro i “pastorelli fragili” del Presepe del Giubileo!

 I giocattoli di Michele

Fabio, l’uomo del male

Rimetti a noi i nostri debiti

Il segreto di Lucia

Il Bambinello di New York

Beatrice e gli occhi di maria

Aziz, dal carcere alla vita

Riccardo, il non credente

Gesù mi dà forza