Alcune indicazioni circa le ss. Messe per i defunti e le offerte in generale

Il ricordo e la preghiera per i defunti sono grandi gesti di carità.

Il modo migliore per sentirci in comunione di vita con i nostri cari è quello di celebrare l’Eucaristia e di ritrovarci uniti in Cristo, il Crocifisso Risorto.

Nelle nostre comunità è forte la tradizione, bella e significativa, di far celebrare Ss. Messe secondo l’intenzione dei defunti.

Quando e dove è meglio segnare le intenzioni?

L’invito rivolto a tutti è quello di segnare le proprie intenzioni sull’agenda in sagrestia, con almeno una settimana di anticipo rispetto alla data richiesta.

Per segnare tali intenzioni ci si può rivolgere al sacerdote che ha celebrato la S. Messa. Sono da evitare intenzioni aggiunte all’ultimo momento o foglietti volanti, che poi si disperdono e rendono difficile l’effettivo conteggio delle intenzioni celebrate.

 

Di domenica si dicono i nomi dei defunti?

Durante le Ss. Messe nei giorni feriali vengono ricordati i nomi dei defunti al momento della preghiera dei fedeli. Nelle Messe festive, invece, si preferisce ricordare i defunti prima dell’inizio della celebrazione, al momento dell’introduzione, insieme con il ricordo degli altri eventi significativi di quel giorno. Questo per sottolineare il carattere comunitario della messa domenicale, ed evitare il rischio di avvertirla quasi una “messa privata”.

 

Perché in alcune celebrazioni ci sono molti nomi di defunti?

Spesso succede che ci siano più nomi per la stessa celebrazione. Il sacerdote in  quel caso applica una intenzione e tiene per sé una sola offerta.  Le altre intenzioni e le relative offerte vengono consegnate solitamente ai nostri missionari, che celebrano in terra di missione. Così per ogni intenzione richiesta sarà celebrata una messa ed al contempo sono aiutati i missionari.

 

Quanto costa una Messa?

La Messa non costa nulla. Solitamente si dà un’offerta al sacerdote che celebra. La Conferenza Episcopale Italiana suggerisce indicativamente l’offerta di € 10.00. Ciascuno può comunque dare quello che crede, consapevole che si tratta di una offerta e non di un prezzo. Essendo offerta libera, in sagrestia non si dà il resto e non si cambiano i soldi.

 

Quante offerte tiene per sé il sacerdote?

Il Sacerdote tiene per sé quanto riceve dall’Istituto di Sostentamento del Clero. Il Sacerdote lascia alla parrocchia dove risiede le offerte per la celebrazione di una messa al giorno, come contributo per vitto ed alloggio. Nel caso il sacerdote celebri più messe in un giorno, egli lascia alla parrocchia l’offerta di una messa e destina al Seminario o alle Missioni le altre offerte.

Le offerte raccolte in occasione di battesimi, matrimoni, funerali, benedizione delle case e altre attività pastorali, sono destinate interamente alla parrocchia.

7 commenti

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  1. Io vorrei sapere se una S.Messa puo essere applicata a un defunto o piu’ defunti. Il mio parroco dice che una messa per una intenzione. Ad esempio se e’ mia intenzione far celebrare una Messa per i miei genitori basta una S.Messa o ne occorrono due? Su Facebook sono iscritta al Sito di Don Leonardo Maria Pompei
    e lui dice che per ogni morto una messa in suffragio. Quindi per i miei genitori due messe- Io non so come fare e mi piacerebbe che questa cosa fosse chiara per poter far celebrare le S. Messe per i miei cari in tranquillita-

    • sergio il Novembre 10, 2017 alle 4:10 pm
    • Rispondi

    Le messe per i propri defunti per quanti anni dopo la loro scomparsa si possono richiedere?
    Ad esempio passati 20 anni possiamo continuare a ricordare i nostri cari con una Messa?
    Grazie!

    • Diego B. il Dicembre 4, 2017 alle 12:36 am
    • Rispondi

    Cara Liliana, ho visto che non hai avuto risposta e, sebbene io non sia qualificato, ti rispondo da fedele. Io ritengo che in forza del vincolo contratto in occasione del matrimonio, vincolo comunque scioltosi con la morte, i tuoi genitori sono diventati una sola carne. È vero che le loro anime hanno ricevuto ciascuna un proprio giudizio particolare, ma in forza della loro unione sacramentale, io propendo sempre per farli ricordare insieme dal celebrante.
    È lo stesso quando al memento vivi faccio pregare per mia moglie e i miei figli. È un sentire che non rimanda ad un canone specifico ma che ritengo coerente con il fatto che la chiesa militante preghi per quella purgante.

    • Evelina il Gennaio 14, 2018 alle 9:08 am
    • Rispondi

    È morta mamma da qualche giorno e vorrei richiedere sante messe per lei nonostante sia una credente praticante e attiva nella parrocchia non so dopo quanti giorni dobbiamo far celebrare messe per un caro defunto ho un vago ricordo di mia nonna che con certezza diceva che ci sono dei giorni dopo la morte in cui bisogna richiedere una messa per aiutare i nostri cari ad essere accolti in paradiso grazie

    • Gianfranco il Luglio 20, 2020 alle 2:24 pm
    • Rispondi

    Questo il testo del Decreto della Congregazione per il Clero circa le Messe plurintenzionali

    La Nunziatura Apostolica, con lettera del 20 marzo 1991, ha trasmesso a questa Segreteria copia del Decreto n. 18916, emanato il 22 febbraio 1991 dalla Congregazione per il Clero circa le Messe plurintenzionali.
    Con tale Decreto la Congregazione per il Clero risponde alle ripetute sollecitazioni e alle attese di molti Pastori che si sono rivolti alla Santa Sede per avere chiarimenti e direttive in merito alla celebrazione di sante Messe che vengono comunemente chiamate “plurintenzionali” o anche “cumulative”.
    Il presente Decreto entrerà in vigore con la pubblicazione sugli Acta Apostolicae Sedis, a norma del can. 8, 1 del Codice di Diritto Canonico.
    È consuetudine costante nella Chiesa – come scrive Paolo VI nel M.P.
    FIRMA IN TRADITIONE – che “i fedeli, spinti dal loro senso religioso ed ecclesiale vogliano unire, per una più attiva partecipazione alla celebrazione eucaristica, un loro personale concorso, contribuendo così alle necessità della Chiesa e particolarmente al sostentamento dei suoi ministri” (AAS. vol. 66 [1974], p. 308).
    Anticamente questo concorso consisteva prevalentemente in doni in natura; ai nostri tempi è diventato quasi esclusivamente pecuniario. Ma le motivazioni e le finalità dell’offerta dei fedeli sono rimaste uguali e sono state sancite anche nel nuovo Codice di diritto canonico (cfr. cann. 945, 1, 946).
    Poiché la materia tocca direttamente l’augusto Sacramento, ogni anche minima parvenza di lucro o di simonia causerebbe scandalo. Perciò la Santa Sede ha sempre seguito con attenzione l’evolversi di questa pia tradizione, intervenendo opportunamente per curarne gli adattamenti alle mutate situazioni sociali e culturali, al fine di prevenire o di correggere, ove occorresse, eventuali abusi connessi a tali adattamenti (cfr. cann. 947 e 1385).
    Ora in questi ultimi tempi, molti Vescovi si sono rivolti alla Santa Sede per avere chiarimenti in merito alla celebrazione di sante Messe per intezioni chiamate “collettive”, secondo una prassi abbastanza recente.
    È vero che da sempre i fedeli, specialmente in regioni economicamente depresse, sogliono portare al sacerdote offerte modeste, senza chiedere espressamente che per ciascuna di queste venga celebrata una singola santa Messa secondo una particolare intenzione. In tali casi è lecito unire le diverse offerte per celebrare tante sante Messe, quante corrispondono alla tassa diocesana.
    I fedeli poi sono sempre liberi di unire le loro intenzioni e offerte per la celebrazione di una sola santa Messa per tali intenzioni.
    Ben diverso è il caso di quei sacerdoti i quali, raccogliendo indistintamente le offerte dei fedeli destinate alla celebrazione di sante Messe secondo intenzioni particolari, le cumulano in un unica offerta e vi soddisfano con un’unica santa Messa, celebrata secondo un’intenzione detta appunto ‘collettiva’.
    Gli argomenti a favore di questa nuova prassi sono speciosi e pretestuosi, quando non riflettano anche un’errata ecclesiologia. In ogni modo questo uso può comportare il rischio grave di non soddisfare un obbligo di giustizia nei confronti dei donatori delle offerte, ed estendosi, di estenuare progressivamente e di estinguere del tutto nel popolo cristiano la sensibilità e la coscienza per la motivazione e le finalità dell’offerta per la celebrazione del santo Sacrificio secondo intenzioni particolari, privando peraltro i sacri
    ministri che vivono ancora di queste offerte, di un mezzo necessario di sostentamento e sottraendo a molte Chiese particolari le risorse per la loro attività apostolica.
    Pertanto in esecuzione del mandato ricevuto dal Sommo Pontefice, la Congregazione per il Clero, nelle cui competenze rientra la disciplina di questa delicata materia, ha svolto un’ampia consultazione, sentendo anche il parere delle Conferenze Episcopali. Dopo attento esame delle risposte e dei vari aspetti del complesso problema, in collaborazione con gli altri Dicasteri interessati. la medesima Congregazione ha stabilito quanto segue:
    ART. 1
    1. A norma del can. 948 devono essere applicate “Messe distinte secondo le intenzioni di coloro per i quali singolarmente l’offerta data, anche se esigua, è stata accettata”. Perciò il sacedote che accetta l’offerta per
    la celebrazione di una santa Messa per una intenzione particolare è tenuto ex iustitia a soddisfare personalmente l’obbligo assunto (cfr. can. 949), oppure a commeterne l’adempimento ad altro sacerdote, alle condizioni stabilite dal diritto (cfr. cann. 954-955).
    2. Contravvengono pertanto a questa norma e si assumono la relativa responsabilità morale i sacerdoti che raccolgono indistintamente offerte per la celebrazione di Messe secondo particolari intenzioni e,
    cumulandole in un ‘unica offerta all’insaputa degli offerenti, vi soddisfano con un’unica santa Messa celebrata secondo un’intenzione detta ‘collettiva’.
    ART. 2
    1. Nel caso in cui gli offerenti, previamente ed esplicitamente avvertiti consentano liberamente che le loro offerte siano cumulate con altre in un’unica offerta, si può soddisfarvi con una sola santa Messa, celebrata secondo un’unica intenzione ‘collettiva’.
    2. In questo caso è necessario che sia pubblicamente indicato il luogo e l’orario in cui tale santa Messa sarà celebrata, non piu di due volte persettimana.
    3. I pastori nelle cui diocesi si verificano questi casi, si rendano conto che questo uso, che costituisce un’eccezione alla vigente legge canonica, qualora si allargasse eccessivamente – anche in base a idee errate sul significato delle offerte per le sante Messe – deve essere ritenuto un abuso e potrebbe ingenerare progressivamente nei fedeli la desuetudine di offrire l’obolo per la celebrazione di sante Messe secondo intenzioni singole, estinguendo una antichissima consuetudine salutare per le singole anime e per tutta la Chiesa.
    ART. 3
    1. Nel caso di cui all’art. 2, 1, al celebrante è lecito trattenere la sola elemosina stabilita nella diocesi (cfr. can. 952).
    2. La somma residua eccedente tale offerta sarà consegnata all’ordinario di cui al can. 951, 1, che la destinerà ai fini stabiliti dal diritto (cfr. can. 946).
    ART. 4
    Specialmente nei santuari e nei luoghi di pellegrinaggio, dove abitualmente affluiscono numerose offerte per la celebrazione di Messe, i Rettori, onerata conscientia, devono attentamente vigilare che vengano accuratamente applicate le norme della legge universale in materia (cfr. principalmente cann. 954-956) e quelle del presente Decreto.
    ART. 5
    1. I sacerdoti che ricevono offerte per intenzioni particolari di sante Messe in grande numero, p.es. in occasione della Commemorazione dei Fedeli defunti, o di altra particolare ricorrenza, non potendovi soddisfare personalmente entro un anno (cfr. can. 953). invece di respingerle, frustrando la pia volontà degli offerenti e distogliendoli dal buon proposito, devono trasmetterle ad altri sacerdoti (cfr. can. 955) oppure al proprio Ordinario (cfr. can. 956).
    2. Se in tali o simili circostanze si configura quanto è descritto nell’art.2, 1 di questo Decreto, i sacerdoti devono attenersi alle disposizioni dell’art. 3.
    ART. 6
    Ai Vescovi diocesani particolarmente incombe il dovere di far conoscere con prontezza e con chiarezza queste norme, valide sia per il clero secolare che religioso, e curarne l’osservanza.
    ART. 7
    Occorre però che anche i fedeli siano istruiti in questa materia, mediante una catechesi specifica, i cui cardini sono: l’alto significato teologico dell’offerta data al sacerdote per la celebrazione del Sacrificio eucaristico, al fine soprattutto di prevenire il pericolo di scandalo per la parvenza di un commercio con il sacro; l’importanza ascetica dell’elemosina nella vita cristiana, insegnata da Gesù stesso, di cui l’offerta per la celebrazione di sante Messe è una forma eccellente; la condivisione dei beni, per cui mediante l’offerta di intenzioni di Messe i fedeli concorrono al sostentamento dei ministri sacri e alla realizzazione di attività apostoliche della Chiesa.

    Il Sommo Pontefice, in data 22 gennaio 1991, ha approvato in forma specifica le norme del presente Decreto e ne ha ordinato la promulgazione e l’immediata entrata in vigore.

    Dato in Vaticano il 22 febbraio 1991

    • Monica CACCIARRU il Dicembre 25, 2020 alle 6:40 pm
    • Rispondi

    Bisognerebbe dare inveceuna indicazione generica e non vincolante, per orientarsi, poi ricchi o poveri provvederanno da buoni cristiani:

    • Lina il Febbraio 13, 2021 alle 8:17 pm
    • Rispondi

    Non è possibile che il Sacerdote della mia parrocchia mi chiede 100 euro per laSanta Messa per un funerale

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